Gli stipendi dei dirigenti

Pubblichiamo un estratto dell’articolo di Mauro Balestrazzi uscito su parma.repubblica.it il 27 giugno 2014.

“Dal sito del teatro apprendiamo dunque che l’amministratore esecutivo Carlo Fontana ha un contratto dall’1 ottobre 2012 al 31 dicembre 2016 e guadagna 140mila euro lordi annui, mentre il direttore artistico Paolo Arcà (contratto dal 2 ottobre 2012 al 30 settembre 2017) percepisce un compenso di 100mila euro lordi annui. Bene. Un confronto con gli emolumenti denunciati dagli altri dirigenti e direttori artistici italiani, pone Fontana e Arcà ai primissimi posti nella classifica dei meglio pagati.

Fra i sovrintendenti delle 14 fondazioni liriche (e il Regio è un teatro di tradizione) troviamo al primo posto Stéphane Lissner (Scala Milano) con 507.076 euro; quindi Francesco Girondini (Arena Verona) con 200mila; Bruno Cagli (Santa Cecilia Roma) 200mila; Walter Vergnano (Regio Torino) 187.150; Cristiano Chiarot (Fenice Venezia) 167.658; Rosanna Purchia (San Carlo Napoli) 151.678.

A questo punto, in settima posizione, s’inserisce Carlo Fontana con i suoi 140mila euro, davanti a Francesco Bianchi (commissario del Maggio di Firenze) 120mila, Mauro Meli (Lirico Cagliari) 120mila, Francesco Ernani (Comunale Bologna) 112.346, Giovanni Pacor (Carlo Felice Genova) 110mila, Claudio Orazi (Verdi Trieste) 105mila, Massimo Biscardi (Petruzzelli Bari) 96mila.

Se si circoscrive il confronto agli altri festival o ai teatri di tradizione, Fontana è saldamente al primo posto. Per fare qualche esempio, Gianfranco Mariotti a Pesaro guadagna 120mila euro, Antonio De Rosa a Ravenna 98mila. Buoni i compensi di Angela Cauzzi (102mila euro dal Ponchielli di Verona) e Umberto Angelini (120mila dal Grande di Brescia), ma entrambi assommano anche l’incarico di direttore artistico.

Quanto a Paolo Arcà, la sua posizione è ancora migliore. Fra i direttori artistici guadagnano di più soltanto il “quasi” parmigiano Fortunato Ortombina della Fenice di Venezia, davanti a tutti con 165mila euro; quindi Gaston Fournier-Facio (coordinatore artistico della Scala) con 136.144 euro, e Bruno Cagli, che come direttore artistico di Santa Cecilia aggiunge 130mila allo stipendio di sovrintendente. Arcà s’inserisce al quarto posto, precedendo Alberto Zedda (Pesaro) 99mila euro, Aldo Nicastro (Ravenna Festival e Teatro Alighieri) 99mila, Paolo Gavazzeni (Verona) 98mila, Alessio Vlad (Roma) 95mila, Gianni Tangucci (Firenze) 90mila, Vincenzo De Vivo (Napoli) 80mila, Nicola Sani (consulente a Bologna) 68mila, Francesco Micheli (Macerata), 67mila, Giuseppe Acquaviva (segretario a Genova) 59mila.

Naturalmente, il confronto fra un teatro di tradizione come il Regio e le fondazioni lirico-sinfoniche è assolutamente sbilanciato, per diversità di finanziamenti (il Regio dallo Stato ha ricevuto 1,3 milioni per il 2013, contro i circa 7 milioni di Bari, all’ultimo posto fra le fondazioni) e anche di produttività (vedi numero di recite e aperture di sipario).

Prendendo come riferimento i contributi del Fus per il 2013, un’ultima curiosità: lo stipendio del sovrintendenrte a Milano incide per l’1,7%, a Torino per l’1,4%, a Verona per l’1,3%, a Venezia per l’1,2%, mentre a Parma il compenso dell’amministratore esecutivo (qualifica peraltro non prevista dallo statuto, che parla di amministratore delegato e direttore generale) incide per il 10,7% sul contributo statale. Questi sono i numeri, pubblicati e quindi accessibili a tutti, sui quali ciascuno può farsi la propria opinione.”