La Scala è un marchio che va venduto

Claudia-BuccellatiClaudia Buccellati, signora milanese dei gioielli, grande appassionata e assidua frequentatrice della Scala: il futuro sovrintendente Pereira ha detto,  nell’incontro con i sindacati, di voler differenziare i prezzi per attirare nuovo pubblico. Che cosa ne pensa?
“Può essere un’idea, ma dipende da come si fa: se questa operazione è in grado di portare cifre importanti al teatro, se contribuisce al fund raising in modo significativo va bene, ma se invece è solo una questione di populismo allora non è interessante”.

Ha promesso anche che si darà da fare per trovare fondi all’estero e comunque dai privati.
“Sono d’accordo, è necessario. Anche se qui si dovrebbe innanzitutto riaprire il discorso che impegna lo Stato a intervenire con la defiscalizzazione delle donazioni. Per il resto, stiamo attenti a quel che si fa: per intenderci, non si deve affittare la Scala per le feste da ballo. E non è una battuta. A meno che non fruttino un milione di euro a sera. Insomma ci dev’essere un rapporto tra costo e beneficio: la Scala è un’azienda che ha unvalore, e cioè la sua immagine, che quindi va difesa. Non è una questione di forma, ma di sostanza”.

C’è inoltre l’intenzione di allestire spettacoli dedicati ai bambini, produzioni che poi gireranno nei teatri lombardi.
“Uuh.. Anche qui, dipende. Se si possono fare produzioni che poi vengono vendute a un circuito, allora sì. Altrimenti, spendere i soldi della Scala per fare musica per i bambini non mi sembra una buona idea”.

Non è importante per preparare nuove leve?
“Si faccia musica nelle scuole, negli asili. Insisto: la Scala è un marchio che va venduto, e per venderlo bene non bisogna intaccarne il valore. Se un’azienda si vuole valorizzare sul mercato, bisogna chiaramente evitare di deprezzarla. Il Piermarini ha bisogno di cifre importanti ma ne va difesa l’immagine. I bambini? Si faccia musica nelle scuole.

Articolo pubblicato il 26 marzo 2014 su Repubblica.it a firma di MARIELLA TANZARELLA