Non è vero!

Parlare di cifre è sempre difficile. Quando poi si tratta di finanziamenti pubblici alle attività culturali, si rischia di analizzare numeri e tabelle comprensibili solo agli specialisti. Durante gli incontri del laboratorio di Economia della musica abbiamo analizzato la relazione 2012 sull’utilizzazione del FUS, curata dall’Osservatorio dello spettacolo e pubblicata sul sito del MIBAC – Ministero dei beni e delle attività culturali.

Il FUS è il Fondo Unico per lo Spettacolo, il capitolo di bilancio che lo Stato utilizza per finanziare le principali attività musicali, teatrali, cinematografiche, circensi e di danza italiane.
Da molti anni è opinione ormai condivisa da tutti che, per le “oggettive” difficoltà economiche che sta attraversando il nostro paese, quel fondo dovesse essere progressivamente ridotto. E così è stato inesorabilmente ogni anno, nel silenzio quasi generale di tutti gli enti culturali che ricevono contributi. Enti che, a parte qualche lamentela di tipo corporativo, non sono mai stati in grado di sollecitare seriamente l’opinione pubblica su questo tema.

Se ci si riferisce solo all’importo complessivo del FUS non sembra nemmeno che ci sia stata alcuna riduzione. Si passa infatti da uno stanziamento di 357 milioni di euro del 1985 ad uno di 411 milioni del 2012. Come è facilmente comprensibile, non solo questo apparente aumento non c’è stato, ma in termini di potere d’acquisto, quello cioè calcolato a prezzi costanti in modo da eliminare l’effetto distorsivo dell’inflazione, vi è stata una riduzione di oltre il 53%. La misura di quei 411 milioni del 2102 in termini di valore reale rispetto a quello del 1985 è infatti di soli 167 milioni (solo a titolo di esempio una Fiat Panda nel 1985 costava circa 3800 euro mentre nel 2012 quasi 12000).

Questa netta riduzione dei contributi sarebbe anche accettabile se la ricchezza del nostro Paese avesse subito una riduzione in qualche modo proporzionata a questi tagli. Ma non è così. Tra le tante tabelle ve ne è una che, al di là di ogni contraddittoria considerazione sui numeri, chiarisce questo aspetto e testimonia un volontà politica ben precisa che si è protratta negli anni.

Tabella-Mibac

Come si può notare il rapporto percentuale tra lo stanziamento del FUS ed il PIL  Prodotto Interno Lordo – il principale indice che definisce la ricchezza di un Paese – passa dallo 0,083% del 1985 allo 0,026% del 2012. Se solo avessero mantenuto lo stesso rapporto con il PIL del 1985, il lo stanziamento FUS del 2012 sarebbe stato addirittura di circa 1300 milioni di euro!

Non è vero quello che ci hanno raccontato in tutti questi anni! Questo dato ci fa capire chiaramente che la crisi e le difficoltà economiche italiane non c’entrano assolutamente nulla. Forse si è solo deciso che la cultura non doveva più essere sostenuta con il denaro pubblico e che, indipendentemente dall’entità del PIL, la si doveva lasciare gradualmente nelle sole mani del mercato.

Bruno Dal Bon