Più musicisti e meno sponsor in Consiglio alla Scala

salvemini--400x300“Il caso Pereira? Figlio di una governance inadeguata. Per una istituzione come il Teatro alla Scala ci vorrebbe un consiglio di amministrazione con qualche musicista in più e qualche sponsor in meno”. Sono le parole di Severino Salvemini ex componente del Consiglio di amministrazione dell’ente lirico milanese e titolare della cattedra di Management delle Istituzioni culturali e artistiche alla Bocconi, tratte da una recente intervista nella quale interviene sulle vicende legate al futuro sovrintendente austriaco non tanto per commentare l’operato di quest’ultimo, ma per interrogarsi in particolare, sull’attuale assetto del Consiglio di amministrazione del teatro.

“E’ un Consiglio curioso, molto diverso da quello di cui io ho fatto parte. Noi avevamo con Carlo Fontana Sovrintendente e Muti direttore, due musicologi come Roman Vlad e Quirino Principe, due colonne. Adesso c’è il Sindaco con nove consiglieri e nessuno che provenga dal mondo della musica e dello spettacolo. […] C’è anche il problema degli sponsor, che non dovrebbero essere gli azionisti. Nel mondo anglosassone chi mette i contributi non è presente nelle fondazioni, è fra gli Amici del teatro, ma non certo nel suo Cda.”

“Sarebbe meglio avere qualche musicista in più e qualche sponsor in meno. In consiglio serve qualcuno che sappia cosa significa fare un cartellone. Altrimenti sono tutti a rimorchio di una guida che non ha mai contraddittorio. Poi, anche i due consiglieri nominati dal Ministero dovrebbero essere di alto livello.” Quelli attuali peraltro sono arrivati con il Ministro Lorenzo Ornaghi e non si sono dimessi, com’è prassi, quando è stato sostituito. E anche loro non hanno formazione di carattere artistico né di gestione dello spettacolo.”

Tratto da un’intervista uscita sul Corriere della sera del 17 maggio 2014 a firma di Federica Cavadini.