Rigoletto in scena con gli spot

Al Carlo Felice va in onda la pubblicità
Genova, rèclame nell’intervallo per ripianare il deficit. Sullo schermo spot e jingle come accade nei cinematografi. Nessun altro grande teatro lirico ha fatto finora questa scelta, ma l’ente genovese è in rosso di 4 milioni

La pubblicità irrompe anche nel teatro d’opera. Nel tempio della musica colta e del bel canto, gli spot fanno capolino tra un tempo e l’altro, ma anche prima e dopo la rappresentazione, come al cinema. Di fronte al difficile bilancio del Teatro Carlo Felice di Genova, la propaganda a pagamento si è imposta come ciambella di salvataggio. E se la solennità del luogo l’aveva finora tenuta lontano, la crisi economica l’ha introdotta senza ripensamenti. Per l’inaugurazione dell’iniziativa è stata scelta una ‘prima’, quella del Rigoletto di Verdi. Sullo schermo sul quale solitamente scorrono le didascalie dei libretti cantati dagli attori, sono apparsi veri e propri minivideo accompagnati da jingle, proprio come accade nei cinematografi.

Sia un’opera lirica, un concerto di musica classica o un balletto, quando il sipario rosso del teatro chiuderà il palcoscenico, dall’alto calerà lo schermo che presto sarà sostituito con uno ancor più grande, a led colorati, una tv-gigantesca sulla quale scorrerà il ‘carosello’ delle pubblicità. Hanno iniziato quattro sponsor: Regione Liguria, una pasticceria che organizza i ricevimenti nel teatro, My Movies, la piattaforma usata dal teatro per diffondere in streaming le opere, e una società genovese di “buoni pasto”, ma con il passaparola, l’amministrazione spera presto di riuscire a vendere gli spazi ad altri e raggranellare un bel po’ quattrini. Un progetto nuovo per Genova e nuovo per i maggiori teatri lirici d’Italia.

Dal Petruzzelli di Bari, al Maggio fiorentino, alla Scala fino al Regio di Torino e al San Carlo di Napoli, nessuno aveva finora dato spazio agli spot, semmai in platea s’era visto qualche qualche logo di sponsor, tutto qui. Ma il bilancio del Carlo Felice è rosso per 4 milioni, gli i “privati” storici si sono ritirati perché per primi loro sono in crisi, e i provvedimenti del ministro alla Cultura Bray ancora non hanno indicato i finanziamenti che saranno distribuiti a Genova. Gli spot all’opera sono solo l’ultima delle iniziative per portare liquidità nelle casse dell’ente: in settembre c’è stato l’annuncio che il teatro era disponibile anche agli sposi che volessero usare il foyer come location per il loro matrimonio, presto si farà la vendita delle poltrone agli abbonati, l’affitto della sala per presentazione di libri, incontri culturali e perfino per concerti di musica leggera.

BRUNO PERSANO (articolo uscito su Repubblica il 15 novembre 2013