Trattare per salvare il Carlo Felice?

Teatro-Carlo-Felice-Genova[…] Il guaio è che i conti del glorioso teatro lirico genovese, inaugurato nel lontano 1828 […] sono inchiodati alla realtà da numeri in rosso fisso: 4 milioni e mezzo di deficit nel bilancio del 2013. Non andrà meglio nel 2014: 5 milioni […]

“Il Piano ha ricevuto il consenso di tutti i consiglieri e non era scontato – dice a ilfattoquotidiano.it il consigliere di amministrazione Silvio Ferrari nominato dalla Regione – Pensavo si comprendesse che si tratta di scelte obbligate se vogliamo che il Carlo Felice possa partecipare ai benefici della Legge Bray (finanziamenti e prestiti a condizioni agevolate). L’alternativa non esiste, dovremmo rassegnarci a restarne esclusi”. Ferrari sollecita una riflessione generale: “Dire che all’orchestra occorrono 18 violini e 13 contrabbassi è una convenzione, ma non sta scritto da nessuna parte che debba essere così. Né vale l’obiezione che ci sono Fondazioni che spendono di più. Se altri fanno male, non siamo autorizzati a fare altrettanto”. […].

Occorre evitare i tagli al Fus (il Fondo unico dello Spettacolo) fissati dal decreto Bray a carico delle Fondazioni inadempienti. Tagli ai costi, del personale e delle produzioni artistiche, maggiori entrate dagli spettacoli. La ricetta è questa. In parole povere, meno costi e più ricavi. Aumentando il numero degli spettacoli, (almeno il 20% in più nei prossimi tre anni), riduzione all’osso dei costi di allestimento e rappresentazione. Poi serviranno i soldi del fondo Bray, una decina di milioni, oltre ai 4 milioni di quota di anticipazione non ancora erogata.

I dipendenti con un contratto a tempo indeterminato sono 270, la metà all’incirca sono tecnici e amministrativi, gli orchestrali sono 80 e i coristi 60. Cifre che peraltro collocano il Carlo Felice in coda alla classifica degli enti lirici italiani, davanti solo a Bari. Purtroppo gli esperti del ministero hanno chiesto al sindaco e al cda di usare la mano pesante: servono almeno 70 esuberi su un organico che ha già accettato decurtazioni severe e la mannaia dei contratti di solidarietà. […] I sindacati minacciano scioperi fin dal 9 maggio in occasione della prima della Carmen. Nel documento congiunto dei sindacati si legge tra l’altro: “Ancora una volta assistiamo al penoso balletto delle istituzioni che dimostrano nei fatti di non avere alcun interesse a mantenere una fondazione sinfonico-lirica in questa città”. L’accusa punta il dito sulla “precarizzazione” cronica del personale, che secondo le sigle sindacali sarebbe il vero leit motiv del piano presentato da Doria. […]

I numeri non mentono. Le previsioni, indicate dallo stesso Doria, fissano i ricavi del teatro nel periodo 2014/2016 fra i 18 e i 20 milioni di euro. Una valutazione definita prudenziale. I costi nel 2013 hanno toccato i 22 milioni. Ergo, conclude Doria, “è un passo obbligato intervenire sui costi, usando gli strumenti previsti dalla legge Bray”.

Estratto dell’articolo pubblicato su Ilfattoquotidiano.it il 26 aprile 2014 a firma Renzo Parodi

 

Come Updop ci permettiamo di aggiungere che forse dovremmo capire quali siano le ragioni culturali e politiche che fanno sì che in Francia, in una città come Toulouse, assimilabile a Genova per numero di abitanti e posizione geografica (anche se con una tradizione operistica certamente meno importante), Le Théâtre du Capitole, il teatro dell’opera della città, abbia un bilancio di oltre 36 milioni di euro (qui il pdf del budget 2013) sostenuto con contributi pubblici per oltre 27 milioni contro i circa 13 milioni complessivi di Genova, senza che nessuno parli di sprechi, di risanamenti o di chiusure.